Donato

Dunà

 

 
 

Donato, ultimo lembo del Biellese ad Occidente, sale lungo le pendici del Mombarone fino a toccarne la cima ed è separato dal Canavese dal torrente Viona. La relazione stilata dall’intendente Blanciotti nel 1755 lo definisce: “Territorio tutto in montagna il cui solo prodotto consiste in castagne e fieno”.A differenza dei vicini paesi della Valle Elvo, non ci sono state partenze stagionali di lavoratori e malgrado i torrenti Ingagna e Viona disponessero di una sufficiente portata d’acqua non sono state registrate fucine.


 
 


Gli abitanti all’epoca della relazione di cui sopra erano circa 1200, ma la comunità era ben piu’ povera  rispetto agli altri paesi della Valle, fatto questo dovuto anche al saccheggio ed incendio da parte delle truppe francesi nel 1704. Gli uomini piu’ intraprendenti si dedicavano al trasporto essendo il paese posizionato vicino alle vie di comunicazione che attraverso la Serra collegavano tre provincie.Unica attività artigianale registrata era la fucina Gattino, in località Roncalli, legata alla lavorazione del ferro

 
 


I lavori pubblici favoriti dal nuovo governo alle soglie dell’Ottocento portarono trasformazioni anche a Donato. Nel 1805 su undici giovani nati tra il 1782 e 1783, sette erano muratori iniziando cosi’ una tradizione di lavoro che nei primi decenni dell’800 portò i mastri da muro a lasciare il paese e raggiungere il Canavese, le vicine città del Piemonte e Valle d’Aosta. Nel 1829 poi, venne costruito un altoforno, a ridosso della fucina Gattino in Rocalli, unico “forno reale” del Biellese, di proprietà di Antonio Gallo e successivamente del notaio Giocondo Gastaldi. Questa nuova fonte di guadagno per numerose famiglie ebbe però delle limitazioni dovuto alla mancanza o scarsità di combustibile, per cui il funzionamento fu limitato a otto mesi per ogni biennio.

 
 



 
 


I muratori che lasciavano il paesi per lavori stagionali furono sempre piu’ numerosi: mete iniziali la Savoia e l’Isère. Lo spirito di partecipazione e il senso di solidarietà portò alla nascita di importanti associazioni di assistenza per i lavoratori e tra queste la Società degli Operai di Donato fu la piu’ importante: il pagamento di una quota annuale garantiva un sussidio in caso di malattia anche a quelli che lavoravano all’estero. La sede sociale fu costruita interamente da lavoratori stagionali che prestavano la loro opera gratuitamente durante i mesi invernali

 
 



Dagli anny ’80 del XIX secolo quasi tutte le famiglie di Donato contavano un emigrante in località francesi come Bourg-Saint-Maurice, Faverges, Moutiers, Albertville, Grenoble e Chambery. Con il lavoro divenuto piu’ stabile, molti degli stagionali trasferirono le famiglie all’estero spingendosi anche oltre, Normandia, Bretagna, Svizzera, mentre alcuni ebbero il coraggio di spingersi fino agli Stati Uniti e Argentina. Pochi raggiunsero l’Africa.  Dopo la Grande Guerra nel 1919, le partenze furono numerose e negli anni Venti e Trenta l’emigrazione politica interesso anche Donato: i fuoriusciti ufficialmente riconosciuti furono undici.  

 


 
 


Le biografie dei Donatesi sono 349, pari al 22% degli abitanti nel 1911.  Da queste risulta che l’85,9%  è emigrato in Francia, il 4,7% in Africa, il 3,9% negli Stati Uniti, il 2,8% in Svizzera, l’1,1% in Asia, lo 0,8% in Sud America e nel resto dell’Europa. Nei mestieri si trova il 50,6% di muratori, il 6,5% di impresari, l’1,4% di stuccatori, per un totale del 58,5% nell’edilizia; segue l’8,8% di imbianchini/decoratori, il 5,5% di falegnami/ebanisti, il 4,1% di casalinghe, il 2,7% di meccanici e l’1,4% di tessili.  I cognomi piu’ frequenti sono Botalla, Favario, Anselmo, Allera e Allera Longo, Rosso, Pozzallo, Benedetto, Roffino e Poglio. L’emigrante con data di nascita piu’ lontana nel tempo è Martino Chioso, nato nel 1834 ed emigrato in Francia come muratore.