Graglia

Graia

 

 
 

Il paese di Graglia si trova verso le pendici dell’omonimo torrente su territorio quasi esclusivamente montuoso. L’economia agricolo-artigianale non è mai bastato all’autosufficienza della popolazione. Dalla relazione del 1755, il paese contava 2200 anime, le quali producevano meliga bianca, avena e soprattutto castagne, mentre per la pastorizia anche qui la forza animale non era sufficiente. Contrariamente a molti altri paesi biellesi, non si riscontrava a Graglia la presenza di molti telai. Ma l’intendente Blanciotti registrava che “almeno un quinto degli abitanti maggiori d’anni 10 si assentava dal luogo per almeni 8 mesi alll’anno recandosi in Piemonte, Savoia, Modenese e Romagna li mestieri di muratori e sternitori”.


 
 


Facendo un salto indietro nel tempo, possiamo scoprire che la presenza degli edili biellesi era attestata già da alcuni secoli. Un’ordinanza del 1607 di Carlo Emanuele I di Savoia aveva concesso il libero espatrio alle maestranze della Valle Cervo, una libertà che in meno di un secolo poteva essere considerata valida per tutti i biellesi. Ben 12 uomini provenienti da Graglia comparivano nella lista di operai edili usati in occasione della fortificazione di Vercelli nel 1673, e di ben 16 muratori gragliesi nel 1751. Con l’inizio dell’800 e le grandi opere pubbliche napoleoniche, i selciatori gragliesi cominciarono a spostarsi e a scendere il versante alpino da marzo a novembre.

 
 


Nel 1873 a Graglia non vi sono ancora industrie importanti, “vi si nota però negli abitanti predilizione per le belle arti, e molti lavorano da artisti, muratori, falegnami e specialmente da selciatori che emigrano nella  buona stagione. Furono di questo paese i primi selciatori di Udine nel Friuli, ove alcuni si sono anche accasati”. Essendo assenti nel periodo estivo, il calendario festivo del gragliesi si concentrava nel periodo invernale; San Giulio (a gennaio) ed il carnevale scandivano gli ultimi momenti di aggregazione prima della partenza e al rientro la festa dell’Immacolata Concezione (otto dicembre) iniziava le festività natalizie.

 
 



 
 


Le destinazioni preferite dei selciatori e muratori gragliesi erano Francia e Svizzera, mentre poco peso avevano le partenze verso le Americhe. E questo flusso migratorio stagionale era destinato a continuare fino alla scoppio del primo conflitto mondiale. Nel censimento del 1901, su 3025 presenti risultavano assenti temporaneamente piu’ di 200 persone in altri comuni del regno e 275 all’estero, mentre nel 1911 salivano a 299 persone in altre parti del regno e 126 quelle all’estero. Nel 1926, Graglia iniziava ad avere due ditte laniere con l’impiego di 27 operai, mentre altri paesi della valle Elvo, Sordevolo e Occhieppo Superiore impiegavano nelle loro ditte laniere e meccaniche quasi 11.500 operai. 

 
 



Dopo il 1946 ricominciarono le partenze, ma con l’avvento di altre fabbriche e officine nei paesi vicini, Graglia fu definita in una guida del 1963 come un paese a carattere industriale. I selciatori di Graglia rappresentarono una delle tante specializzazioni dei lavori edili presenti nel Biellese. Un’emigrazione diversa da quella traumatica e disperata di altre zone dell’Italia, un emigrazione che ha permesso ai nostri emigranti di percorrere strade “selciate”, costellate di successi

 


 
 


Le schede biografiche degli emigrati di Graglia sono 395, pari al 14,8% degli abitanti nel 1911. Da queste emerge che il 65,7% è emigrato in Francia, il 15,2% in Svizzera, il 7% in altre parti d’Europa il 5,8% in Sud America, il 2,9% in Africa, l’1,7% negli Stati Uniti, l’1,4% in Asia ed lo 0,3% in Australia. I cognomi piu’ frequenti sono Borrione, Perratone, Rama, Ferrero e Garzena, Destefanis, Maffeo e Buzzo, Anselmetti, Astrua e Cantone, Gastaldi e Campra. Gli emigranti con data di nascita piu’ lontana nel tempo sono un medico del 1622 e un sacerdote del 1660 emigrati in Francia a Aix-en-Provence ed una cantante nata nel 1720 emigrata in Brasile