Occhieppo Inferiore

I Cèp ad suta

 

 
 

Occhieppo Inferiore è sempre stato un paese povero, anzi poverissimo, che si è trascinato dietro la povertà per moltissimi secoli perché quando si viveva solo dei prodotti della terra, il suo terreno era arido ed avaro. Poi, qualcosa o qualcuno, capi’ che l’argilla accumulata nei secoli, poteva essere trasformata in mattoni and in seguito, sempre qualcosa o qualcuno, pensò al fuoco e nacquero le prime fornaci. Essendo i cumuli di argilla distanti tra di loro, le fornaci venivano usate, distrutte e spostate  Ed è per questo che oggi non se ne trova alcuna traccia.


 
 



Questo tipo di lavoro non richiedeva specializzazione per cui gli operai era solo dei manovali e quando cominciò l’emigrazione, alcuni decisero di spostarsi a Torino, appena creata capitale, dove c’era richiesta di edili per costruire le residenze della Corte. Quando nel 1404 Occchieppo Inferiore fu donata dagli Avogadro al conte Amedeo VIII di Savoia, le cose cominciarono a migliorare per il paese. Nel 1658 fu passato al Cavaliere Mauriziano Girolamo Bernardo Ferraris.

 
 


Un altro passo avanti avvenne nel 1738 con la costruzione dei ponti sull’Elvo e sull’Oremo aprendo la strada che ancora oggi si chiama Strada Nuova.
La svolta vera e propria avvenne intorno agli anni 1860 quando i fratelli Poma decisero di costruire una grande fabbrica inaugurata nel 1869 e che diede la possibilità di assumere 1300 operai.Gli Occhieppesi videro per la prima volta soldi contanti: una o piu’ buste paga tutti i sabati. Il lavoro assicurato al coperto tutto l’anno eliminò il bisogno di andare all’estero

 
 



 
 


Finirono quindi anche le piste di canapa; si era soliti coltivare un pezzo di terreno a canapa, che una volta raccolta veniva messa al macero lontano (per legge) dalle abitazioni; quando questa era macera la si portava alla pista dove battendola diventava una specie di batuffolo che le donne filavano nelle stalle. Il filo veniva portato a Sala dove esisteva un telaio a mano in ogni casa; il prodotto veniva poi diviso in tre parti: una veniva tessuta per il fabbisogno della famiglia, un’altra veniva data come pagamento per la lavorazione e un’ultima parte veniva scambiata con le castagne.

 
 



Le schede biografiche sono 74, pari al 2,8% degli abitanti del paese nel 1911, la percentuale pèiu’ bassa della Valle Elvo. Il 43% emigrò in Francia, il 29,2% negli Stati Uniti, il 13,8% in Sud America, il 4,6% in Svizzera e Africa, il 3,3% in altri paesi europei e l’1,5% in Australia.

 


 
 


I cognomi piu’ frequenti sono Miglietti, Schiaparelli o Sciapparelli, Pavignano e Cerruti. L’emigrante con data di nascita piu’ lontana nel tempo è un verificatore di dogana, nato nel 1850 ed emigrato in Congo Belga.