Occhieppo Superiore

I Cèp ad sora

 

 
 

Sin dai tempi piu’ antichi, era presente un ceto commerciale-produttivo in campo tessile affiancato alle tradizionali attività agricole. “ Di necessità, virtu’” dice un proverbio assai conosciuto ed allora, come in altri paesi del Biellese, si era passati allo sfruttamento di ciò che la natura ofrre: acque e pascoli. I torrenti Elvo e Romioglio fornivano le acque per l’irrigazione e da questo nacquero anche i canepali ove far macerare il raccolto di canapa che veniva poi filata e tessuta a mano dalle famiglie.


 
 



La presenza ancora oggi del cognome Caneparo è il retaggio del mestiere esercitato in tempi passati da numerose famiglie. Se ne parla già nel 1680. Le acque dei ruscelli erano inoltre ideali per lavare le lane dei greggi che pascolavano nei pascoli del territorio e quindi si sviluppò anche la fabbricazione dei panni di lana.

 
 


La descrizione dl paese fatta dall’Intendente Blanciotti nel 1755 annota i vari prodotti agricoli, ma aggiunge: “gli abitanti supplivano largamente lavorando nella fabbricazione dei panni, alcuni filando, lavando e cardando le lane, altri tingendo and altri ancora radendo le stoffe”. Mancava l’indicazione della fabbricazione delle tele, ma piu’ avanti lo stesso intendente si correggeva e registrava la presenza sia di telai per le tele sia per le stoffe. Blanciotti chiudeva la breve descrizione della comunità annotando che in paese si trovavano anche alcuni capimastri e vari muratori che passavano buona parte dell’anno in Piemonte.

 
 



 
 


Tra le prime regioni in Italia, Pietro Sella portò la rivoluzione industriale nel 1817 con le prime macchine nel Biellese, seguito in breve da altri imprenditori e producendo un cambiamento epocale, non solo in campo socio-economico. In paese, come in quelli vicini, sorgono nuove fabbriche, in prevalenza laniere, in cui trova lavoro una parte sempre piu’ consistente della popolazione, mentre la parte rimanente continua ad attendere alla tradizionale fatica nei campi. Il numero di costoro è tuttavia in lenta e costante diminuzione non essendo piu’ possibile trovare redditi integrativi filando e tessendo a casa per conto terzi.

 
 



. Dalla fine del 1807 al 1809, nell’Archivio Storico del Comune, vengono registrate 103 richieste di passaporto, con indicazioni delle destinazioni e del mestiere esercitato, prevalentemente quello del muratore e verso il sud della Francia. Poi, man mano l’emigrazione si estende anche verso gli Stati Uniti, specialmente nel New Jersey. I periodi in cui il flusso migratorio è piu’ intenso coincidono con la fine dell’Ottocento, dopo la fine della Prima Guerra Mondiale, in occasione delle grandi difficoltà di “quota 90” del 1926 e della crisi economica mondiale del 1929.

 


 


Dal secondo dopoguerra il ricorso all’emigrazione diventa sempre piu’ sporadico poiché le condizioni economiche e sociali del Biellese mutano radicalmente ed Occhieppo vi avvia a diventare un’appendice ricca e di piacevole soggiorno in confronto alla grande città. Gli altri paesi si spopolano mentre questo paese si ingrandisce.
Le biografie degli Occhieppesi sono 146, pari all’8,4% degli abitanti nel 1911. Da queste schede si osserva che il 38,6% emigrò in Francia ed il 29,4% negli Stati Uniti; seguono il Sud America con il 12,9%, la Svizzera con il 6,1%, le altre nazioni europee con il 9,4%, l’Africa e l’Australia con l’1,8% cadauna. I cognomi piu’ frequenti sono Tua, Pozzo, Borsetti, Ricca e Frassati. L’emigrato con data di nascita piu’ lontana fu Benedetto Zocca, del 1849, emigrato come carrettiere in Francia.