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Sala
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Sala
è uno dei paesi situati piu’ in alto sulla Serra biellese. Le
prime notizie documentate riferiscono la cessione del paese alla
diocesi dei Vescovi di Vercelli nel 1191, cessione che continuò
fino al 1772, anno in cui passò a quella di Biella. I resoconti
sette-ottocenteschi insistono sulla povertà di risorse del
territorio e la Relazione dell’Intendente Blanciotti (1752)
descrive un quadro estremamente sfavorevole delle attività rurali
del paese. Sala era “sito tutto esposto a Settentrione, e freddo,
onde che non produce che poca segala e biada da cavallo, fieno,
castagne e vino acerbo.gli abitanti sono senza commercio e senza
industria, onde la maggior parte di essi è povera”. |
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: L’unico
elemento importante riportato dal Blanciotti è il numero elevato di
telai a mano presenti a Sala, nel 1752 ce n’erano 112 nel paese
della Serra e 950 in tutto il resto del Biellese. La tessitura della
canapa costitui’ per molti secoli la principale occupazione
extra-agricola degli abitanti e la piu’ importante voce
commerciale di Sala. |
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Il Blanciotti notava che non vi erano
assenza per esercitare altrove alcun mestiere; malgrado le donne già
allora migrassero verso le risaie della pianura, l’emigrazione di
lungo corso era praticamente assente. Il fenomeno si impose
gradualmente solo alla svolta dell’Ottocento e fin dal principio
con il lavoro edile. Dal 1808 al 1813 vennero rilasciati 54
lasciapassare per l’estero e nel 1819 furono registrati 20
muratori esercitanti la professione al di là delle Alpi. Torino ed
il Biellese, dove lo sviluppo industriale si fece esteso,
moltiplicarono le opportunità d’impiego, ma fu soprattutto la
Francia ad offrire ai muratori salesi ampie occasioni di lavoro.
Quindi il lavoro di tessitore che prima era di prevalenza maschile,
divenne un’occupazione esclusivamente femminile (nel censimento
del 1871 il 75% delle donne di Sala si dichiarò “tessitrice”).
I muratori di Sala invece si ritagliarono una ben precisa
specializzazione nel mondo dell’edilizia: quella di trabucant (riquadratori),
lavoro non di costruzione, ma di rifinitura
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Alla
svolta del Novecento l’influenza dell’emigrazione sulla società
salese assunse un carattere totalizzante. Per nove mesi all’anno
il paese si svuotava della sua intera popolazione maschile abile al
lavoro: duecento e piu’ persone prendevano la via dell’Isère,
di Lione o di Ginevra, per una stagione che durava da marzo a
novembre. Dopo che la Grande Guerra aveva chiuso le porte
all’emigrazione, il flusso verso l’estero riprese piu’
imponente di prima con la rottura del modello stagionale di
emigrazione. I lunghi anni passati all’estero in base temporanea,
avevano portato gli emigrati a mettere radici anche nel paese di
adozione, assorbendone cultura e modi di vita.
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Le
biografie dei Salesi sono 375, pari al 23,4% degli abitanti nel
1911. Esaminando le schede biografiche, si nota che ben il 75,4% è
emigrato in Francia; seguono il Sud America con il 9,8%, la Svizzera
con il 9,3%, l’Africa e gli Stati Uniti con l’1,7% e gli altri
stati europei con l’1,1%. I cognomi piu’ frequenti sono Morino (Baquetto,
Craveia e Ros), Baudrucco, Zacchero, Cesale e Cesale Ros, Festa,
Prella, Bosa, Bessone, Rovaretto, Barbero, Raimondo, Cossavella e
Faletto, Massera e Torta. L’emigrante con data piu’ lontana nel
tempo è Antonio Torta, nato nel 1840, muratore in Francia..
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