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Sordevolo
Surdeivu
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L’acqua
del
torrente Elvo e dei suoi tanti affluenti fece la fortuna del
paese. Già intorno al 1000 il Comune veniva investito, con Graglia
e Muzzano,
dei diritti di prelevare acqua. Nel 1574 gli Statuti della
Comunità di Sordevolo parlano di regolamentazione per l’uso
dell’acqua che scorreva nella Roggia Molinaria, derivata
dall’Elvo in località Ula.
Intorno al 1600, il paese acquisi’ vocazione industriale e
offri’ quindi occupazione, mentre altre località
della valle vedevano partire per l’estero i propri figli.
Altra ricchezza era il legname, ma la materia prima a volte
insufficiente non bastò a contenere l’emigrazione, che toccherà
il suo massimo al finire dell’Ottocento. |

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Sordevolo risenti’ l’influenza della religiosità mariana.
Quando nel 1659 fu’ posata la prima pietra del Santuario di
Graglia, il paese volle concorrere alle spese della costruzione e
sempre nel Seicento vennero costruite o ampliate le sette chiese,
con mano d’opera specializzata o no proveniente dal paese e dalla
vicina Graglia. Il Settecento invece rappresentò l’epoca d’oro
per la fase industriale e gli Ambrosetti si affermarono come grandi
industriali lanieri.
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Nel paese convivevano tre
categorie di abitanti: verso la montagna c’erano i contadini, che
abitavano in parte in centro, in parte nelle numerose cascine verso
la Prera e San Grato, o nelle cascine della parte bassa del paese.
Poi c’erano gli operai che passavano tutta la vita in fabbrica nei
diversi opifici Ambrosetti, Maja, Sormano, Vercellone. Solo pochi
avevano un cios, ovvero un orticello dove coltivavano quanto
bastava per incrementare il reddito e mantenere la famiglia.Infine
c’erano i borghesi, liberi professionisti come avvocati, notai,
medici; e gli industriali che costruirono palazzi in paese, come
l’edificio di Serafino Vercellone, poi diventato palazzo comunale.
Numerose ville sorsero lungo la strada che porta a Pollone o in
Rubiola.
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Verso la metà dell’Ottocento
si affermò “L’Alpina”, una Società Operaia che allargò
e sviluppò la preesistente società dei tessitori, “La
Perseveranza”, fondata nel 1863, contribuendo a finanziare la
scuola serale chiamata “la sesta”, dove si insegnavano
nozioni di matematica e di disegno.
Nel 1888 apri’ anche la Scuola dei Padri di Famiglia,
dove venne ad insegnare la ricordata maestra Maria Peano che rimase
ad esercitare a Sordevolo la sua missione per oltre 40 anni.
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La
situazione economica ed educativa distingueva Sordevolo, ricco di
lavoro ed industriosità, e questo attenuò il flusso emigratorio.
Curiosamente ad emigrare furono invece gli industriali: i fratelli
Bona, su consiglio di Quintino Sella, rilevarono lo stabilimento di
Caselle Torinese
aprendone poi anche un altro a Carignano.
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Le
schede biografiche di Sordevolo sono 156, pari all’8,5% degli
abitanti nel 1911, con una grande varietà di mestieri e di
destinazioni. Il 39% emigrò verso la Francia, il 29,6% negli Stati
Uniti, il 15,1% in Sud America, l’11% in Svizzera, il 4,1% in
altri pesi europei e lo 0,6% in Africa e Asia. I cognomi piu’
frequenti sono Pedrazzo, Pivano, Fogliano, Chiappo, Rosso, Negro e
Maggia. Gli emigranti con nascita piu’ lontana sono Giuseppe
Negro, del 1837, falegname a Parigi, Giuseppe Antonio Pugno, del
1838, esperto di propulsione a vapore sulle navi militari, e Luigi
Chiappo, del 1839, fabbro negli Stati Uniti..
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