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L’abitato
ebbe probabilmente origini nelle vicende legate alla presenza
dell’oro nella Bessa. Il nucleo di Torrazzo è forse quel
torraccio di macigni, il “turas” ricordato nella bolla di
Onorio III del 17 luglio 1223, che innalzato secondo le usanze
cristiane, si ritiene essere divenuto in seguito il campanile
romanico dell’attuale chiesa. Dal punto di vista ecclesiastico, i
parroci di Torrazzo dipesero dal Vescovo di Ivrea, mentre dal punto
di vista politico-civile fin dall’anno 1000 circa Torrazzo
appartenne al Ducato prima e poi al Marchesato di Ivrea. Il 26
aprile 1412 passò dai castellani di Buronzo ai Savoia, sotto il cui
dominio rimase fino alla rivoluzione francese.
Benchè distante da Sala solo un chilometro, il borgo di Torrazzo
segui’ uno sviluppo indipendente
rimanendo sempre un paese di frontiera e terreno di scontro
durante secoli. La mancanza di risorse economiche non permise mai a
Torrazzo, che conta oggi solo 180 abitanti, di superare la cifra
registrata nel 1900 di 976. Nel 1755 l’Intendente Blanciotti
scriveva: “….gli abitanti non hanno alcuna industria … e sono
generalmente poveri”. Torrazzo non conobbe mai imprese di rilievo
e la tessitura domestica divenne la piu’ grande risorsa economica
del paese facendo uso della circoscritta coltivazione della canapa,
della sua macerazione e maciullazione al riale della Pista. Già nel
1720 si contavano 86 telai per canapa su 950 presenti nel Biellese.
La necessità di approvigionarsi di materia prima impresse alla
popolazione un ritmo di migrazione stagionale: verso il Canavese
ricco di canapa e, dai primi dell’Ottocento, verso Mongrando per
macerare la fibbra. |
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Tra la fine del
Settecento e la metà dell’Ottocento, l’emigrazione stagionale
maschile allontanava la maggior parte degli uomini da marzo a
dicembre, impegnati per lo piu’ nel settore edile per i lavori
stradali, costruzione di gallerie e traforie e per l’edilizia
delle città dell’Impero napoleonico.Mentre tra il 1866 e il 1875
soltanto il 15% circa della popolazione di Torrazzo risultava
impegnata nella professione di muratore, il dato del periodo
compreso tra gli anni 1906-1915 registra una percentuale dell’85%.
Allo stesso tempo, le donne rimaste ad accudire i figli, a
tessere, a badare agli animali ed ai campi svilupparono una loro
specifica identità lavorativa, che le porterà ad adattarsi
rapidamente all’economia tessile industriale del ‘900 biellese.
Le schede biografiche di Torrazzo sono 112, pari all’11% degli
abitanti nel 1911. Dalle schede si ricava che ben il 90,6% degli
emigrati torrazzesi si diresse verso la Francia, poi il 5,2% negli
Stati Uniti, il 2,6% in Sud America, lo 0,9% in Africa e lo 0,8% in
altre nazioni europee. I cognomi piu’ frequenti sono Zanetto,
Menaldo, Bonino, Gariglio, Finotto, Acotto e Anselmino.
L’emigrante con data di nascita piu’ lontana nel tempo, il 1850,
è Ignazio Quaglino, muratore negli Stati Uniti.
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