La Tradizione costruttiva
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Ho
percorso un territorio punteggiato da piccole costruzioni isolate e mi trovo
improvvisamente di fronte ad un grande edificio in pietra. Entro in cerca di
spiegazioni: mi aspettano un camino acceso, un tavolo, una panca. Mi trovo in
una enorme cascina? in un lanificio sui monti ? in un monastero?
Proseguo l’esplorazione: di fronte a me, due esposizioni
parallele: una storia materiale, con rilievi architettonici, studi sulle tecniche
e i materiali impiegati, analisi del degrado, reperti rinvenuti tra le macerie;
e una storia più ampia, composta da documenti d’archivio, indagini sulla famiglia
Ambrosetti, ricerche sull’architettura delle cascine, delle fabbriche, dei monasteri.
Ora capisco la forma dell’edificio, com’è stato
costruito, i problemi della sua conservazione, e immagino anche la vita dei
frati; ma continuano a sfuggirmi le ragioni iniziali di un tale complesso.
Spingo una porta e trovo ciò che cerco: in uno spazio molto alto, ricco di nuovi indizi, gli elementi già conosciuti concorrono ad un’interpretazione globale. La persona che mi sta aspettando conferma la logica che già avevo intuito: «abbiamo cercato di indurre il visitatore a ripercorrere il processo conoscitivo di chi sta conducendo la ricerca. Vorremmo, nei prossimi anni, aprire un confronto tra il caso particolare della Trappa e i problemi della salvaguardia del patrimonio costruito».
LA “TRAPPA” DI SORDEVOLO
La “Trappa”, così chiamata perché tra Sette ed Ottocento ospitò una congregazione di frati trappisti, si trova in alta valle Elvo, in regione Vaneij, a circa 1000 metri di quota. È raggiungibile attraverso la strada che collega i santuari di Oropa e di Graglia oppure, da Sordevolo, lungo una mulattiera ricca di testimonianze storiche.
Indagando la dimensione economico-sociale, mistica o architettonica, gli studi finora effettuati non hanno risolto l’enigma della sua origine. Costruita dalla potente famiglia Ambrosetti intorno alla metà del Settecento, abitata da 20 frati tra il 1796 e il 1802, abbandonata e lasciata in eredità all’Istituto Ambrosetti nel 1974: questi gli unici dati certi sulla Trappa.
Recenti ricerche hanno evidenziato l’importanza di una più approfondita conoscenza dell’edificio, tutelato dal 1979 dalla Soprintendenza per i beni Ambientali e Architettonici del Piemonte. Il confronto tra l’indagine materiale, i dati d’archivio, la storia locale e quella generale, sembra oggi ricomporre un quadro di avvenimenti in cui le precedenti ipotesi della grande cascina, del lanificio, del monastero, trovano collocazione in un progetto utopico fortemente voluto da una sola persona. L’analisi avviata coinvolge competenze diverse nello sforzo di definire i valori di tale patrimonio e di proporne futuri utilizzi non in contrasto con la loro salvaguardia.
Prima di raggiungere Bagneri, ho l’occasione di
osservare direttamente lo svolgersi dei restauri.
Se ritornerò il prossimo anno, mi assicura il “trappista”, avrò la possibilità di visitare l’intero edificio.