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Un artigiano con la A maiuscola Ogni volta che Attilio Biancardi impugna prima la matita per lo schizzo, poi il cannello della fiamma ossidrica con cui piega un materiale freddo e anonimo come il ferro, si compie un piccolo miracolo. La durezza diventa movimento arioso, l’energia si trasforma in significato, in opera elegante, movimentata e preziosa, vibrante di emozioni che la mano creativa dell’artista-artigiano ferma in un libero volo di rondini, nella tensione del ciclista che spinge sui pedali, nella giravolta fluida della ballerina, nel movimento volutamente eccessivo del clown. Il profano che si accosta alla scultura venuta alla luce in un’officina di Camburzano, si stupisce davanti alla trasformazione magica della materia, della lastra di ferro. A maggior ragione se si pensa che dietro a centinaia di opere prodotte in quarant’anni di attività non c’è una scuola d’Arte, non ci sono studi mirati ad affinare inclinazioni all’espressione artistica. Ci sono invece intuizione e passione, esperienze di autodidatta e desiderio di esprimere con le mani un gesto, un atto, un movimento intravisto magari in televisione e colto con un fermo-immagine. E’ capitato raramente al Biancardi di venire affiancato da un artista che abbia guidato le sue mani, che gli abbia insegnato un’arte che nel suo caso è innanzi tutto spontaneità e ricerca. D’accordo, Guido Mosca ed Epifanio Pozzato in un qualche modo e in determinati momenti gli sono stati accanto, ma non nel momento del lavoro, quello manuale, faticoso, in mezzo ai vapori nocivi delle fusioni, unica strada per arrivare alla produzione dell’opera d’arte. |
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In quel momento, come nei guizzi di innovazione degli utensili da usare al meglio, come nella scelta dei materiali per la patinatura, allora Attilio Biancardi è solo. Solo con quella scintilla che il buon Dio ha voluto che brillasse dentro di lui, quando ha regalato ai suoi occhi il senso della misura e della proporzione, quando ha dato forza ed equilibrio alle sue mani, alle braccia allenate al sofferto lavoro in officina. Una scintilla che si è moltiplicata all’infinito nei miliardi di scintille scaturite dalla fiamma ossidrica, dalla lancia termica che penetra nell’acciaio. Una cascata infinita di scintille ha illuminato la strada che da solo il Biancardi si è costruito e che ha percorso per diventare Artigiano “con la A maiuscola”, come ama definirsi lui. Il risultato è un’arte sobria, essenziale, diffusa inizialmente in provincia, diventata poi prodotto di esportazione all’estero, in Germania come in Svizzera, in Francia come negli Stati Uniti. E chissà ancora fin dove sono arrivate le sue sculture, portate lontano da mercanti di buon fiuto, intermediari stranieri che hanno dato fiducia alle opere nate in mezzo ai fumi dell’officina di Camburzano. Opere che addirittura sono andate a ruba come capitò in quella mostra in cui il gallerista con grande disperazione tentava di convincere gli acquirenti a lasciare in esposizione le opere subito vendute, per non vanificare la mostra appena aperta. Perché succede un fatto strano a chi vede una scultura di Attilio Biancardi. Scatta la voglia di possederne una, di portarsela a casa, di godere di quelle forme allo stesso tempo intense e leggere nel chiuso delle proprie quattro mura, per poter rivedere a piacimento il volteggio della ballerina classica, la grazia dell’artista che lancia i cerchi o i nastri, il vento che muove alberi e fiori, il tutto fermato in un pezzo di ferro piegato con fatica fisica e forza immaginativa. Oppure piace pensare a dove appendere con una bava di nylon un Cristo sofferente, con la testa inclinata sul braccio, interpretazione magistrale del Biancardi che ha realizzato più e più volte, ma sempre in maniera diversa, il grande sacrifico del Figlio di Dio, imprigionato nel ferro dalle sue mani sapienti per arredare chiese ed edicole funebri, per essere persino regalato a papa Giovanni XXIII e al patriarca di Alessandria d’Egitto. Ancora altri sono i temi affrontati e trasformati in sculture: balzano all’occhio giocolieri e acrobati, atleti e ginnasti dai ritmi lineari e sinuosi, dai movimenti plastici e di squisita nobiltà. Creatività artistica ed esperienza di forgia, incudine e martello si coniugano in Biancardi, danno anima alle sue forme, diventano volo di angeli, belle armonie patinate, leggerezza ed effetto cromatico, sfaccettatura e rotondità. Un bell’esempio di artigianato che diventa arte. Meriterebbe di avere seguito fra i giovani che vogliano esprimere la propria creatività. Mariella Debernardi |