La vita e l'opera

Attilio Biancardi vive e lavora a Camburzano, nella Valle dell’Elvo. E’ uno scultore in ferro battuto, non nel senso classico del termine, perché la forgiatura e la battitura sull’incudine sono solo una parte del lavoro che lo conduce dalla materia all’opera finita. Il suo modo di operare è singolare e frutto di una lunga esperienza come saldatore. Egli inizia con un disegno della scultura che vuole realizzare, poi lo riproduce su una lastra di ferro. Ne intaglia i contorni con il cannello ossidrico, ottenendo una forma piana che lavora come uno scultore in gesso o in argilla che opera con la spatola. La sua spatola è una lancia termica alimentata dalla fiamma ossidrica, da lui ideata e realizzata, con cui toglie il ferro superfluo e smussa le angolosità del metallo, affinando le forme sino a renderle essenziali.
Scaldandola nei punti opportuni e lavorandola sull’incudine con il martello e le tenaglie, trasforma la figura piana in una scultura tridimensionale che lentamente acquista forma nello spazio.





Fine '800 - La casa di Camburzano 
acquistata nel 1964 da Attilio Biancardi.


La tratta infine con leghe metalliche di sua composizione, a base di rame, bronzo o argento, applicate con la fiamma ossidrica in strato sottile, per ottenere effetti cromatici e riflessi particolari. Talvolta aggiunge un trattamento di morsura con acidi, realizzando sfumature e variazioni di colore.
Nascono così le sue invenzioni scultoree che hanno come soggetto l’uomo, caratterizzate da un’acuta sensibilità per le forme stilizzate ed essenziali che ricordano quelle di Alberto Giacometti. Le ballerine, i clowns, gli atleti, i lottatori, i musici, i “rivoltosi”, i gladiatori, le crocifissioni, le pietà, figure filiformi che rappresentano le verità e i momenti dell’esistenza: la fatica, la lotta, il sudore, lo sforzo, la sofferenza, la morte, la leggerezza e la fatica dell’essere.
La materia da cui parte è fredda, eppure egli le dà vita, le trasmette le sue emozioni, la sua ansia, la sua continua ricerca, la sua acuta osservazione degli uomini.







1964 - Camburzano  Nello studio - I cavalieri

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Il ferro diventa nelle sue mani non solo motivo di alto artigianato, inteso come insieme di procedimenti finalizzati alla trasformazione della materia nell’espressione della sua fantasia, ma arte totale, cioè tono, impronta, carattere, necessità del suo spirito di superare la materia e di illuminarla con l’idea creatrice.
Vedendolo lavorare, torna alla mente la frase di Michelangelo “la scultura è quello che si fa per forza di levare”, riferita al blocco di marmo che racchiude nel suo rigore l’idea preesistente dell’artista che deve liberarla levando il “soverchio”, lottando con la materia e soggiogandola, come la mano, a “ubbidire all’intelletto”.
Stabilite le dovute differenze, la stessa impressione vive intensamente chi ha l’occasione di osservare Attilio Biancardi all’opera nella sua officina, il viso intenso e concentrato, gli occhiali da saldatore, la mano ferma che taglia il ferro con il cannello ossidrico e poi toglie il “soverchio”, assottigliando la figura con la lancia termica.

1964 - Camburzano Nello studio - Il calvario

1964 - Camburzano Nello studio - Terrore


Tra la fiamma azzurra del saldatore, il rosso vivo del ferro, il fumo che si crea nell’ambiente, le scintille che cadono ovunque, Biancardi sembra un Vulcano che lotta con la materia e lentamente la assoggetta alla sua idea, la plasma e la modella, riducendola molle e obbediente come la creta o il gesso. La scultura nasce un poco alla volta davanti ai nostri occhi stupiti, prende forma, leggerezza, eleganza.






          
1966 - In officina.
           
A lavoro con la pistola che spruzza bronzo.


Non si stupisce Attilio Biancardi, che in quel pezzo di ferro vedeva quello che i nostri occhi ancora non potevano vedere: per lui il percorso dalla materia alla scultura è tracciato nella mente e trasmesso alle mani come un itinerario preciso, da cui non può svicolare o cercare comode scorciatoie. Ci stupiamo noi ma lui no: si accontenta di uno sguardo soddisfatto e di una quasi infantile espressione di compiacimento mentre rimira contro luce le linee della scultura appena terminata, tenendola con le pinze e facendola ruotare lentamente. Traspare la soddisfazione di chi ha fatto una cosa giusta ed è riuscito a dare forma alla sua idea, con la fatica del lavorare il ferro ed il rischio che comporta per la salute.
L’opera di Attilio Biancardi si inserisce nel vasto e complesso campo dell’arte dello scolpire in modo particolare. Per comprendere ove egli si colloca, è utile compiere una breve ricognizione delle tecniche scultoree più utilizzate e dei mezzi usati dall'artista per trasformare la materia in un'opera finita. La materia è il mezzo per dare forma a una sua idea, a un suo progetto artistico.





             1967 - Asola (Mantova)
              Mostra nel suo paese natale.




   1967 - Scuola media di Vigliano.
   Il pittore Guido Mosca traccia il       
   disegno per la scultura di Biancardi.

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Egli la modifica per ricavare una scultura da un pezzo informe, ma non qualsiasi, scelto per le sue dimensioni e caratteristiche fisiche, che permettono di realizzare la scultura che l’artista vede nella sua mente.
Essa è il compromesso migliore tra l’idea, i disegni preparatori, il modello in scala ridotta, le caratteristiche del materiale scelto e il modificarsi dell’idea stessa nel corso dell’opera quando, dallo spazio astratto della mente e da quello bidimensionale del disegno, lo scultore passa a quello tridimensionale della scultura.
Scolpire è togliere il superfluo per lasciare l’essenziale, prima sbozzando e asportando le parti più grosse, poi cesellando e rifinendo fino a realizzare il progetto finale. Progetto che può variare nel corso della scultura, man mano che essa si materializza e emergono problemi pratici, come il seguire le linee e i suggerimenti del materiale usato.
Sottrarre materia per raggiungere il risultato è il lavoro dello scultore in pietra, in marmo, in legno, in avorio. Diverso è il caso delle sculture in gesso, in argilla, in cera, cui lo scultore da forma  con le mani o con semplici attrezzi,  con la possibilità di  correzioni in corso d’opera. Altri materiali sono modellabili in particolari stati fisici, ad esempio a temperature elevate, come il ferro e il vetro. Raffreddandoli non sono più modificabili, salvo riportandoli in temperatura. Attilio Biancardi si inserisce tra gli scultori in ferro in modo molto personale: l’uso della fiamma ossidrica per modellare una scultura non è frequente, perché pochi la sanno utilizzare con senso artistico.
Ogni tecnica scultorea permette variazioni e interpretazioni personali, che si sono sviluppate nei secoli ad opera di artigiani e di artisti che hanno lavorato e sperimentato insieme, ottenendo nuovi effetti, nuovi inserimenti di materiali diversi, nuovi risultati. Tra le arti figurative, la scultura rimane ancora oggi quella in cui l’abilità dell’artigiano e l’ispirazione dell’artista devono coesistere nella stessa persona, che è artigiano e artista ad un tempo. Era così la pittura, quando il pittore preparava personalmente i coloranti per ottenere i risultati cromatici o luminosi desiderati e lo è ancora l'incisione, se l'artista lavora personalmente con gli inchiostri e con il torchio.

 1967 - Scuola media di Vigliano -
  Biancardi vicino alla sua scultura


L’artigiano-artista e l’artista-artigiano sono figure attuali, che concentrano in una sola persona le due attività. Può essere un artigiano che ha lavorato sulla materia e poi ha affinato il suo senso artistico o un artista, uscito dagli studi dell’Accademia, che ha voluto conoscere a fondo la materia, le sue proprietà, il modo di lavorarla. Le due figure hanno identica nobiltà artistica, anche se una ha origine dal lavoro e l’altra dallo studio. L’artigiano deve avere la volontà di studiare, di imparare il disegno, di conoscere i grandi artisti e le loro opere e l’artista l’umiltà di scendere dalla teoria alla materia.
Attilio Biancardi è un artigiano-artista del ferro battuto, che con modestia ama definirsi solo artigiano. Il passo per divenire artista è stato lento e costante. Si potrebbe dire da montanaro biellese anche se Camburzano, dove vive, è solo una collina e il suo paese d’origine, Asola, si trova nella più piatta pianura mantovana. Non a tutti riesce questo passaggio: devono realizzarsi una serie di circostanze e di capacità individuali, che lo permettono a pochi. Uno sguardo nei negozi di artigianato, tra i pittori che espongono nelle strade o nelle fiere di paese, nei corsi di scultura in legno, nelle vetrerie di Murano, permette di vedere all’opera tanti abili artigiani che non sono riusciti a divenire artisti.


     1980 - Biella
     Mostra alla galleria Caneparo
     di via Losana.

    1980 - Biella
    Mostra alla galleria Caneparo
    di via Losana.


Ad Attilio Biancardi il passo è riuscito. Perché? Le premesse c’erano tutte: era artigiano vero, preparato dalla scuola e dal lavoro. La scuola, l’Istituto arti e mestieri di Moretto di Brescia, da cui uscì tornitore meccanico e forgiatore di utensili e ornamenti metallici. Il lavoro, prima come battitore del ferro in una bottega di un artigiano di Asola e poi nel Biellese, dal 1949, come saldatore specializzato in ferro e in acciaio inossidabile, alle officine Colucci.
Il titolare, Franco Colucci, fu un maestro severo e competente, che pretendeva molto dai suoi dipendenti. Stimava Biancardi e mandava lui nelle aziende biellesi quando c’era un lavoro difficile e delicato da eseguire.
Nello stesso tempo aveva compreso che le sue capacità di saldatore e di tubista nascondevano un temperamento artistico, che talvolta mal si conciliava con il lavoro in fabbrica. Così Attilio Biancardi lavorava nell’industria senza dimenticare di essere un artigiano. A Camburzano, vicino alla sua casa, in alto nella parte vecchia sotto il castello, aveva una piccola officina in cui, nelle ore libere, eseguiva pregevoli lavori in ferro battuto: ornamenti decorativi, cancelli, balconi, lampadari, testate di letti e composizioni a sbalzo per cappelle, chiese, cimiteri e case private.
Era un artigiano curioso, che osservava con attenzione le opere degli scultori e dei pittori, dalle quali traeva ispirazione e stimolo a migliorare.




   1984 - Camburzano
   A lavoro in officina.
   Foto scattata dal cognato
   Epifanio Pozzato.
   1985 - Camburzano
   Casa parrocchiale, con l'on. Scalfaro
   e il sindaco Menegon.
  1988 - Biella
   Davanti a un suo quadro surrealista.
    1991 - Asola  - Palazzo Comunale -
    Con il sindaco Zucchelli.


Eseguiva i disegni preparatori dei lavori in ferro e li presentava ai clienti per l’approvazione, così addestrava la mano e si avviava, senza accorgersi, a divenire un artigiano-artista. Il cognato, noto pittore biellese, lo stimolò a migliorare e ad osare, vinse la sua ritrosia e lo spinse ad esporre le sue prime sculture insieme ai suoi quadri.
Così Attilio Biancardi acquistò fiducia in se stesso e nelle sue opere, lasciò il lavoro industriale e si dedicò completamente alle sculture in ferro dalle forme essenziali e dall’esecuzione particolare.
Le forme sono essenziali come naturale evoluzione della sua ricerca di rappresentare la figura umana con poche linee sottili che le danno slancio e leggerezza. Guardandole, si intuisce il suo impegno a togliere materiale, piuttosto che aggiungerlo, e lo sforzo continuo di eliminare il superfluo, di alleggerire il peso della scultura arrivando all’essenziale. L’esecuzione è particolare perché l’artista non dimentica di essere un artigiano e utilizza a fondo le sue risorse tecniche affinate in tanti anni di lavoro sul ferro. Essere padroni del mestiere e del materiale che si lavora permette di raggiungere certi traguardi. Biancardi li ha raggiunti perché da più di cinquant’anni conosce il ferro e lo sa lavorare bene.
Lo studioso biellese Pietro Torrione se ne accorse subito e nel lontano 1965 così descrisse sulla rivista “Biella” il suo incontro con lo scultore: “Entrai nel laboratorio. E’ un ampio salone dal fondo bianco alle cui pareti fanno spicco numerose sculture in ferro dai contorni eleganti e dai riflessi e patine preziose.


  1993 - Camburzano - Municipio
  Con un imprenditore giapponese
   e il sindaco Menegon.

    1996 - Fully - Svizzera
          La ringhiera di una scala

    1996 - Svizzera  
     Davanti alla scultura di un'altro
     artista del ferro.

            

2001 - Camburzano - In officina


I soggetti variano e passano dai leggeri acrobati, quasi aerei, ai cavalli protesi nello spasimo della corsa; dai ballerini in movimento di danza, ai crocifissi scarni e drammatici: metallici elementi in movimento a ritmo vivace, nel desiderio di trasformare il ferro in cosa viva, ove la materia sembra voler perdere il proprio peso per sublimarsi in elementi di musicalità.
Ogni tema è trattato con l’intenzione particolare di articolare forme e linee nello spazio; i vuoti si armonizzano con i pieni e danno forma e vita a immagini assottigliate ed allungate dove la deformazione trova la sua logica in un gusto decorativo ed astratto”.
Sono trascorsi trentasette anni da questo scritto e Attilio Biancardi è sempre lì, nella sua officina a Camburzano a lavorare il ferro, a realizzare nuove forme e nuove sculture. E’ la vita, la sua vita, il suo lavoro di artista che lo mantiene vivo, con la mente lucida e gli dà la forza di andare avanti, di realizzare nuove sculture e di lottare contro la sua malattia.


                                                                                           Gian Paolo Chiorino
                                                                                           da  "Rivista Biellese"



   2001 - Camburzano - Nello studio

2001 - Camburzano
    Nel portico dalla casa.

   2001 - Camburzano
   Con il suo cane, davanti alla casa.

 

 

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