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Per la creazione delle statue della cappella di San
Giuseppe, essendo esemplari unici, l'artista non si è avvalso di stampi a
sezioni smontabili, bensì è intervenuto direttamente sul gesso liquido,
dimostrando abilità e sicurezza.
Inizialmente preparava alcuni disegni e modelli tridimensionali in scala,
che mostrava al committente per averne il consenso.
Poiché mancano testimonianze dirette, per la descrizione della fase esecutiva
del lavoro ci si è avvalsi del parere dello scultore e pittore Placido
Castaldi e dello stuccatore Gianni Antoniotti. Il Mosca preparava,
presumibilmente, una struttura portante per ogni statua, in legno o in
ferro, secondo le dimensioni della stessa. Su di essa adagiava e modellava
con molta rapidità e destrezza una tela di iuta, precedentemente immersa
nel gesso liquido il quale, asciugando, presentava la sagoma
approssimativa della statua.
Questo procedimento veniva ripetuto per le diverse parti dell' opera(4).
Successivamente l'artista stendeva uno strato sottile di gesso morbido che
veniva modellato a seconda delle forme da conferire alla figura. Alcune
parti della statua, come il panneggio degli abiti, erano di facile
esecuzione, altre, in particolare quelle anatomiche (volto, mani, braccia)
richiedevano più interventi. Si pensa che il Mosca per queste ultime
aggiungesse uno strato di gesso superiore al necessario per poi asportare,
con appositi attrezzi, parti eccedenti prima che il gesso fosse totalmente
in presa. Con questa tecnica riusciva a modellare anche i più piccoli
particolari. Infine con un ferro caldo conferiva al gesso un aspetto
marmoreo. Su desiderio del committente, alcune opere del Mosca, modellate
in creta, vennero fuse in bronzo, aumentandone in tal modo sia il valore,
sia la durata. In bronzo è il monumento ai caduti di Vallemosso e qualche
statua cimiteriale.
Piero Salza
Note
(1)
Questa tecnica veniva adottata quando l'artista prevedeva di eseguire più
copie del lavoro poiché la divisione dello stampo in sezioni smontabili
permetteva di utilizzarlo più volte.
(2) L'acqua saponata aveva la funzione di evitare che il gesso della copia
aderisse alla superficie dello stampo, facilitando in questo modo
l'apertura dello stesso.
(3) Per ottenere tale spessore, era necessario muovere e motare lo stampo
perché il gesso, ancora liquido, vi aderisse.
(4) Si ipotizza che il lavoro venisse frammentato in diversi momenti poiché
il gesso, asciugando in fretta, consentiva un limitato tempo di
esecuzione.
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