
IntroduzioneLa perdita nell'ultima guerra mondiale del figlio Vanni, il previsto
continuatore della sua opera artistica, fu per Pietro Mosca un dolore
insuperabile che lo accompagnò alla tomba. Unico sfogo, il lavoro in
cui si buttò a capofitto, segnato dal ricordo di Vanni alla cui memoria
volle dedicare i lavori sepolcrali più riusciti. Un filo ideale lega
1'attività dell' artista alla scomparsa in Russia di suo figlio. E le
cappelle cimiteriali di tanti paesi biellesi e piemontesi, i monumenti ai
caduti che ricordano al passante frettoloso il sacrificio di tanti giovani
della nostra terra, sono testimonianze viventi di un'arte dolente quanto
significativa. Seguendo le sue 9rme, abbiamo voluto ricordare con lui i
cimiteri della Valle Elvo-Serra, ultima meta dell'uomo mortale, ma anche
luogo di spiritualità e di arte, di storia e di costume. |
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CIMITERI di: |
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N.B.
Ringraziamo vivamente don Delmo Lebole che ci ha permesso di attingere
molte notizie interessanti dalle sue inimitabili e ottime opere. Fotografie
di Ugo Zampieri. |
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LA MORTE: IMMAGINI DEL PASSATO |
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La
vita quotidiana, frenetica e stressante, ha reso frettolosi i rapporti tra
le persone ed impersonale il modo di vivere la morte.
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Il funerale |
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Amici
e parenti, a turno, portavano a spalla il feretro fino alla chiesa. Chi
pur non essendo parente - dice la signora Vera - assolveva a questa
incombenza, era tenuto in seguito in grande rispetto da tutta la
famiglia. Ricorda invece la signora Maria che, per rendere più sicuro
il trasporto della bara, veniva fatto passare sotto la medesima e
attraverso le maniglie un lenzuolo arrotolato che i portatori tenevano
stretto. Le famiglie più ricche ricorrevano all'uso del "carouss
da mort". Il carro era trainato da cavalli con pennacchi; ai
quattro lati altrettanti fiocchi erano sorretti dai parenti o dai
coscritti, se il defunto era un giovane (signora Carla). Il corteo
iniziava con i bambini dell'asilo che portavano una piccola croce e le
Figlie di Maria che vestivano una tunica ed un velo biancho. Una di
queste reggeva una croce, le altre, una decina, procedevano in duplice
fila. Venivano quindi le donne se il morto era una donna, gli uomini se
era un uomo. Il sacerdote precedeva la bara, seguivano i parenti; ai
lati i bambini delle scuole elementari reggevano ceri e fiaccole, spesso
unico ornamento in quanto non si ricorreva ai fiori troppo costosi.
Ricorda la signora Carla che solo su richiesta la banda musicale
partecipava alla cerimonia funebre, ma la musica non era gradita ad
alcuni sacerdoti e alle persone più anziane. La maggior parte delle
sepolture era nella terra, i loculi erano pochi e costosi. Regola ben
consolidata era quella di non celebrare un funerale di venerdì perché,
secondo un'antica credenza, ci sarebbero stati altri morti nell'ambito
della parentela nell'arco di poco tempo. |
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Dopo il funerale |
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Le
testimonianze raccolte concordano tutte nel ritenere molto importante il
lavoro svolto dai parenti dopo il funerale; esso consisteva nel lavare
gli indumenti, i materassi e le lenzuola del defunto, con lo scopo di
poterli utilizzare ancora. La "buà dal mort" vedeva impegnati
nipoti e cugini della persona scomparsa. Si preparava la
"lisciva" a base di soda e cenere messe a macerare nell'acqua
bollente in un mastello di zinco; l'acqua che usciva, profumata con
l'alloro, serviva come detersivo.
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| Testimonianze raccolte da Maria Luisa Guardamagna |