Interno della cappella. La Sacra famiglia

 

La cappella di San Giuseppe ad Oropa

Sulla passeggiata di San Giuseppe ad Oropa è edificata la cappella omoni­ma, sul dirupo nel punto in cui il tor­rente forma una cascata detta "dell'acqua massa". La sua origine non è legata al Sacro Monte, ma alla volontà della Congregazione di dare una pro­secuzione alla strada del camposanto. Nel 1874 il rettore del santuario, canonico Pezzia, incarica l'ingegnere Camusso di Torino, già progettista del cimitero, di ideare l'edicola. L'edificio, con dimensioni interne di 4.65 x 4.70 m, presenta un portico ri­volto a valle e un protiro che incorni­cia la finestra che guarda verso la strada. Lo stile e i materiali usati sono quelli del cimitero: granito per le colonne dell' atrio, le bifore, il cornicione, le comici delle finestre circolari, gli stipiti delle due porte, i davanzali delle finestre, le mensole interne, la balaustra e la copertura del parapet­to; mattoni per i muri di riempimen­to, lastre di gneiss per il tetto e la copertura dell' atrio. 
I lavori iniziano nel 1876 e si protraggono fino agli inizi del '900(1).
In uno dei suoi pellegrinaggi ad Oropa, Pietro Mosca nota l'interno spoglio del tempietto e, in una lettera datata 26 febbraio 1903, scrive all'amministrazione:
"Essendo io scultore in marmo, non posso a meno che aspirare all'alto onore di concorrere per la decorazione definitiva di detta cap­pella". Abilmente, afferma di non es­sere ancora molto conosciuto essendo all'inizio della sua carriera; aggiunge quindi le proprie referenze, consigliando di rivolgersi ai padri Filippini o ai parroci di Occhieppo Inferiore e di Sordevolo per avere informazioni sul suo operato.
Alcuni mesi più tardi, il 7 aprile 1903, l'am­ministrazione "approva le norme relative al concorso per la decorazione della cappella di San Giuseppe" (2) e il 9 aprile dello stesso anno vengono pubblicate le "Condizioni relative al concorso per un gruppo statuario".
Vi partecipano, oltre al Mosca, gli artisti Eusebio Raffinengo di Vercelli con due bozzetti raffiguranti la fuga in Egitto; Lorenzo Guala di Torino e Rodolfo Ferro di Biella che concorrono con una statua di san Giuseppe; Alfonso Taglioni di Novara con un gruppo di statue rappresentanti la Sacra Famiglia, soggetto presentato anche da Callisto Gastaldi di Torino e da Luigi Bottinelli di Biella (quest'ultimo prepara due boz­zetti); Materno Ciribaldi di Asti con un gruppo statuario(3).
Esaminati tutti i bozzetti, viene scelto quello di Pietro Mosca, giudicato "più ricco di sentimento religioso "(4). In scala 1:10 raffigura la Sacra Famiglia con san Giuseppe benedicente e, ai suoi piedi, una donna con due bambini accanto e alcuni artigiani; sullo sfondo una nube d'angeli.
In seguito alle osservazioni verbali dell'amministrazione, di cui il Mosca fa cenno nella lettera datata 6 maggio 1903, lo scultore risponde dichiarando di eseguire la Sacra Famiglia sulla "stessa nuvola che riempie la parete inferiore dello sfondo della cappella, invece della scala che figura nel bozzetto". Inoltre si impegna ad eseguire la fuga d'angeli sulla parete di fondo, a garanzia della buona esecuzione del lavoro, liberando l'amministrazione dagli impegni presi con lui se giudicherà che il lavoro non possa essere esposto al pubblico. (5)

   Interno della cappella. Particolare

Le lettere in archivio ci permettono poi di seguire alcune fasi precedenti la realizzazione dell'opera. Lo scultore chiede più volte che vengano murate le due finestre posteriori per poter collocare gli angeli e dà consigli sul tipo di vetri da porre alle finestre laterali e sopra alla porta per dare alle statue una illuminazione migliore. Pietro Mosca esegue il gruppo statuario in scagliola. Il suo progetto iniziale prevede di colorarlo al naturale con colori ad olio. Successivamente, invece, notifica che utilizzerà semplicemente una vernice a biacca. L'amministrazione lascia libertà all' artista con la condizione che se il lavoro non sarà gradito, do­vrà impegnarsi a modificare il colore. Pensa di terminare per settembre del 1904, ma dal libro degli ordinati apprendiamo che nel dicembre dello stesso anno viene invitato a completare il lavoro en­tro quattro mesi.
Lo scultore, una volta ultimate le deco­razioni, chiede il permesso di riprodurre in cartolina l'interno della cappella. Questa facoltà gli viene concessa con la clausola che l'amministrazione si riserva a sua volta il diritto di pubblicazione (6).
Con il pagamento al Mosca del corrispet­tivo residuo di lire 500, che porta il totale dei suoi emolumenti a lire 3.000, si può considerare completata la cappella di San Giuseppe.

   Interno della cappella. Particolare


Testi e ricerche di Maria Ester Fazzari ed Enzo Bertarelli.

  Si ringraziano: il commendator Mario Coda, bibliotecario archivista del santua­rio di Oropa; Andrea Pezzini per le fotografie; Alberto Olivetti e Luca Bertarelli per l'elaborazione grafica.

Note

(I) La perizia dei lavori della parte muraria, risalente al 1874, fu stimata in lire 6.810,71. La cappella fu costruita con le offerte dei devoti e pare che, quando queste venivano a mancare, vi sopperisse lo stesso Camusso anche se non compare mai nel libro dei conti. Probabilmente usava le iniziali N.N. Nel 1900 viene acquisito il lascito di lire 5.000 del marchese Tommaso La Marmora finalizzato al compimento della cappella.
(2) Libro degli ordinati del 7 aprile 1903.
(3) Libro degli ordinati del 2 giugno 1903.
(4) Idem
(5) Lettera autografa del 6 maggio 1903.
(6) Libro degli ordinati del 2 giugno 1903.

 

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