Due passi tra gli Dei
Massimo Olivetti

 

Abito a Torino, ma sono nato e ho vissuto infanzia e giovinezza a Occhieppo Superiore. La mia giustificazione è la stessa storia di queste righe. "Amo il mio paese, perché è mio", scriveva in una notte dei tempi Stephen Orbelian, poeta armeno. E' frase di grande sottigliezza, molto più profonda di quanto appaia. Vorrei però travolgerla e parafrasarla.
     Amo Occhieppo perché sono suo. Non c'è apparente e persuasiva spiegazione all'amore. O forse c'è, ma unica ed individuale.
     La mia famiglia è da sempre, casa e radici, in Occhieppo, al centro di una tela costruita insieme ad altri. Sento ed avverto il disegno della tela, a volte ne perdo la visione, altre mi sembra di intuirla.      Ma al di là di logiche e razionalità, quando ritorno ad Occhieppo, la mia natura, fisica e psichica, si riposa e si rilassa.
     Questo ho pensato, quando Gian Paolo mi ha parlato di una mostra di memoria del paese e, per partecipare alla memoria, come gesto che sento dovuto, ho proposto di scrivere un articolo. Non è un'introduzione, né una confessione, ma un modo per materializzare le mie sensazioni.
     Potrei chiudere adesso, con la convinzione di aver detto tutto, ma alla malìa della propria patria, nei miei ricordi, si sommano altre malìe.

 

     Anno 1925 - Battesimo ad Occhieppo    Superiore

Ero piccolo, cinque, sei anni, il mondo era invece grande, una scoperta continua. L'Elvo e le sue gole, l'Er come noi dicevamo; ora, forse, Erio. Ai miei occhi, grandi per l'età, questi ormai spazi angusti, erano immensi e misteriosi. I loro stessi nomi, celtici per l'appunto, lingua di magìa e melodia, allora non lo sapevo, cantavano avventura.
     Vivevo, come credo tutti i bambini, dentro sogni e fantasie che si nutrivano dell'ordinario. Ma un ordinario, a sua volta, fantastico e maliardo. I nostri vicini di casa erano l'Olimpia e suo marito Enea. Olimpia, la madre degli dei, faceva il burro e mungeva vacche. Enea, il capostipite della romana e togata stirpe, tagliava il fieno. Il giornalaio si chiamava Oloferne, sua sorella, Giuditta.

Il testo completo del capitolo  "Due passi tra gli Dei" si trova da pag.236 a pag.237 del volume unico "Sut l'ala".

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