L'emigrazione e l'immigrazione

 

L'emigrazione e l'immigrazione sono le due facce opposte della stessa medaglia, due aspetti dello stesso problema: la necessità e il diritto che tutti hanno di trovare un lavoro.
     Nell' 800 e nei primi decenni del '900 l'offerta di lavoro delle aziende occhieppesi era inferiore alla richiesta, per cui molti lasciarono Occhieppo Superiore per altre città italiane e per l'estero.
     Dopo l'ultima guerra la situazione si capovolse, sia per una minore natalità, sia per la decisa ripresa dell'industria. Da altre regioni d'Italia, dal Veneto prima, negli anni '50, dal sud ed in particolare dalla Calabria poi, negli anni '60,
'70
e '80,forti correnti migratorie si diressero verso Occhieppo, modificando profondamente l'etnia dei suoi abitanti.

L'emigrazione

       Gli Occhieppesi dell' 800 erano persone sveglie, determinate, senza timori nell'affrontare il mondo. Per di più erano spinti dalla necessità, che è una molla fortissima ed aiuta, se necessario, anche a modificare il carattere.
      Dice uno scritto che esamina l' emigrazione da Occhieppo Superiore: "Il territorio è così ristretto, che non è sufficiente a dar lavoro a tutti: abbonda perciò la mano d'opera e manca il lavoro.
      Di qui la necessità per molti di cercar lavoro fuori di paese; di qui la necessità dell'emigrazione. Molte famiglie sono andate in America ed hanno detto addio alla Patria; altre si sono trasferite in Francia, in Svizzera. Nella sola città di Buenos Aires nel 1803 si contavano 43 famiglie occhieppesi.
      Ma dove Occhieppo conta una vera colonia dei suoi figli è a Torino, dove a centinaia si sono stabiliti perché vi hanno trovato pane e benessere. Ovunque però gli Occhieppesi si dimostrano laboriosi, onesti, si fanno onore ed anche col trascorrere degli anni conservano amore al loro paese" .
      Non abbiamo trovato una grande documentazione fotografica sugli emigranti di Occhieppo Superiore,forse perché mancava loro il tempo per farsi fare all' estero tante fotografie, escluso il tipico semplice ritratto da inviare a moglie e figli. Che era poi ricambiato dalla foto degli stessi, inviata al marito e padre perché rinfrescasse alla sua mente i visi amati e lontani.
      Ricordiamo gli emigranti occhieppesi con due sole fotografie, abbastanza simboliche e assai diverse tra loro: definiscono due modi diversi di essere emigranti, due riuscite diverse all' estero, due diversi modi di concepire la vita.
       La prima è quella del gruppo dei decoratori e muratori di Occhieppo Superiore, che appare anche nel capitolo dei mestie
ri.
       Partirono insieme sul piroscafo Regina Margherita da Genova nel 1890. Ventotto giorni di navigazione, cinque giorni di tempesta nel Mar della Sonda, dati per dispersi, giunsero infine in Sudamerica.
       Stettero lontani dall'Italia quindici anni in Argentina e Brasile, spostandosi e lavorando sempre insieme, qualcuno rispar­miando e portando ad Occhieppo una piccola fortuna, altri godendosi la vita e spendendo tutto.
       Tra questi ultimi Alberto Fortunato Tua Rossino, alla cui famiglia dobbiamo la fotografia, fatta a Còrdoba in Argentina, e questa storia.
        E' il terzo da sinistra in alto e spese veramente tutti i suoi guadagni, tanto da farsi pagare il biglietto di ritorno dalla famiglia che non sapeva più dov'era e l'aveva fatto cercare dal console italiano.

I Veneti, l'alluvione del Polesine, l'emigrazione ad Occhieppo Superiore

       Contadini della foce del Po, fiume amico e nemico, fonte di benessere e di distruzione. Nel 1951 il grande disastro, che molti di noi ricordano nelle immagini desolate delle fotografie in bianconero e nella voce della radio che parlava di Codigoro, di Ariano Polesine, di Polesella, di Pontelagoscuro, di livello di guardia, di argini, di fuga dalle proprie case, del loro definitivo abbandono.
     Abbandono volle dire emigrazione, venire in Piemonte, nel Biellese, ad Occhieppo a cercare casa e lavoro. Viaggi duri, faticosi, con un impatto difficile col luogo nuovo in cui si è scelto di vivere, con la casa che si trovava senza molte possibilità di scelta.
     In quel momento l'emigrante vorrebbe essere nella sua casa che ha lasciato, nella sua terra, tra la sua gente dove ha trascor­
so la sua gioventù.
     Gioventù che è illustrata nella prima fotografia, anno 1931,
scuola elementare di Rivà di Ariano Polesine. Sembra la scuola elementare di Occhieppo Superiore nel capitolo "I bambini a scuola" di questo libro: la bandiera con lo stemma, qualche bambino vestito da balilla e qualche altro no, secondo il modo di pensare delle rispettive famiglie, la maestra e un bimbetto dell'asilo affidato alla sorella e ammesso in classe perché nessuno poteva accudirlo.

    E' un raduno dei coltivatori diretti nel 1958, nella piazza davanti alla chiesa, con il sacerdote che benedice i trattori. Esattamente come si faceva e si continua a fare alla festa degli agricoltori ad Occhieppo Superiore.

 

Fotografie dagli archivi delle famiglie occhieppesi. Testo di Gian Paolo Chiorino.

Il testo completo del capitolo  "L'emigrazione e l'immigrazione " si trova da pag.228 a pag.235 del volume unico "Sut l'ala".

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