L'emigrazione
Gli
Occhieppesi dell' 800 erano persone sveglie, determinate, senza timori
nell'affrontare il mondo. Per di più erano spinti dalla necessità, che
è una molla fortissima ed aiuta, se necessario, anche a modificare il
carattere.
Dice uno scritto che esamina l'
emigrazione da Occhieppo Superiore: "Il territorio è così
ristretto, che non è sufficiente a dar lavoro a tutti: abbonda perciò la
mano d'opera e manca il lavoro.
Di qui la necessità per molti di cercar
lavoro fuori di paese; di qui la necessità dell'emigrazione. Molte
famiglie sono andate in America ed hanno detto addio alla Patria; altre si
sono trasferite in Francia, in Svizzera. Nella sola città di Buenos Aires
nel 1803 si contavano 43 famiglie occhieppesi.
Ma dove Occhieppo conta una vera colonia
dei suoi figli è a Torino, dove a centinaia si sono stabiliti perché vi
hanno trovato pane e benessere. Ovunque però gli Occhieppesi si
dimostrano laboriosi, onesti, si fanno onore ed anche col trascorrere
degli anni conservano amore al loro paese" .
Non abbiamo trovato una grande
documentazione fotografica sugli emigranti di Occhieppo Superiore,forse
perché mancava loro il tempo per farsi fare all' estero tante fotografie,
escluso il tipico semplice ritratto da inviare a moglie e figli. Che era
poi ricambiato dalla foto degli stessi, inviata al marito e padre perché
rinfrescasse alla sua mente i visi amati e lontani.
Ricordiamo gli emigranti occhieppesi
con due sole fotografie, abbastanza simboliche e assai diverse tra loro:
definiscono due modi diversi di essere emigranti, due riuscite diverse
all' estero, due diversi modi di concepire la vita.
La prima è quella del gruppo dei
decoratori e muratori di Occhieppo Superiore, che appare anche nel
capitolo dei mestieri.
Partirono insieme sul piroscafo
Regina Margherita da Genova nel 1890. Ventotto giorni di navigazione,
cinque giorni di tempesta nel Mar della Sonda, dati per dispersi, giunsero
infine in Sudamerica.
Stettero lontani dall'Italia
quindici anni in Argentina e Brasile, spostandosi e lavorando sempre
insieme, qualcuno risparmiando e portando ad Occhieppo una piccola
fortuna, altri godendosi la vita e spendendo tutto.
Tra questi ultimi Alberto
Fortunato Tua Rossino, alla cui famiglia dobbiamo la fotografia, fatta a Còrdoba
in Argentina, e questa storia.
E' il terzo da sinistra
in alto e spese veramente tutti i suoi guadagni, tanto da
farsi
pagare il biglietto di ritorno dalla famiglia che non sapeva più dov'era
e l'aveva fatto cercare dal console italiano. |