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Purtroppo
lo sviluppo industriale del basso, la mano d'opera scarsa per questo
genere di lavoro in montagna, il tenore di vita portato a livelli più
alti e con guadagni più facili nei centri industriali, la civiltà del
progresso insomma, ha fatto perdere di vista agli amministratori locali
l'interesse e la necessità per la civiltà agricola nostrana. Il
risultato è qui davanti a noi: montagna vuota di uomini e di bestie e
case cadenti abbandonate. Cento anni fa era meno disagevole di oggi
andare all'alpeggio, anche se ora possiamo arrivarci con l'automobile.
Toccando
questi argomenti, io purtroppo mi lascio prendere la mano e perdo il
filo di quello che volevo dire, posso però dire che ognuno dovrebbe
sapere fare bene il proprio mestiere e, io compreso, non sicuramente
quello dello scrittore. Chiedo pertanto scusa e rientro in argomento.
Dire
come è fatto il margaro dal di fuori non dovrebbe essere difficile. Se
la funzione sviluppa l'organo, per lui tutto è in un armonico sviluppo.
Fin da bambino ha usato le gambe più di un comune abitante di paese e
di città, perché è l'unico mezzo di trasporto che ha a disposizione
ed è stato un uso in un ambiente né comodo né facile. Con il crescere
degli anni ha messo poi in azione tutto il resto: braccia, mani, torace
e groppa. Niente di strano quindi se non è sempre facile riconoscere a
lui l'età giusta; quando è ancora giovanetto sembra già un
adulto, da vecchio
sembra ancora un uomo di media età. Anche il modo di vestire, semplice,
senza ricerche particolari, che non siano quelle di adattare l'abito al
mestiere, aiuta forse a confondere le idee. Infatti non c'è nel
vestire niente di inutile, non è una divisa, ma lo diventa, se visto
anche come una forma di economia. A questa ultima parola devo ridare il
significato nostrano, biellese, colomìa, avanzare, risparmiare,
altrimenti tutto perde del suo naturale colore.
Calzoni,
pesanti o quanto meno resistenti, che nel periodo dell' alpeggio si trasformano
in una decorazione di toppe, fatte anche con stoffa di colore diverso.
Per parecchie generazioni si è tirato avanti con i calzoni grigioverde
della naia, o con quelli di tela - ma della stessa provenienza - tessuti
con ritorto di cotone, indistruttibili e con la prerogativa di
impermeabilizzarsi per il lungo contatto con la fuliggine grassa dei
paioli e lo strusciare fra le mucche nelle stalle strette dell'
alpeggio. Per reggere i calzoni, la cinghia di cuoio, spesso guarnita
con le stellette del Regio Esercito e con infilato sul retro il gancio
per appendervi il falcetto. Non è irriverenza per la Patria portare le
stellette avvitate alla cinghia. Loro hanno conosciuto solo il
Battaglione con il colore della sua nappina, la loro fede alpigiana, poi
Alpina, ha dato un senso alla vita da alpino che è devozione alla
forza. Anche qui mi accorgo di andarmene tranquillamente fuori tema e
mentre sono in tempo mi fermo. Però sento che una paginetta al margaro
alpino dovrò scriverla.
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