Presentazione

       Molti progetti nascono un po' per caso. Certamente il nostro.
       Ad un' associazione sportiva, costituita per ristrutturare e gestire la palestra Maggia di Occhieppo Superiore, si pensò di aggiungere la parola "cultura". Si trovò chi volle occuparsene, nacque un gruppetto che organizzò alcune belle mostre e che poi pensò di lanciarsi con la Mostra più difficile e più impegnativa, quella iconografica sul nostro paese.
       Lavoro notevole, durato un anno e mezzo, con tante visite alle famiglie occhieppesi, con quattrocento vecchie fotografie selezionate per qualità estetica ed interesse storico tra le ben più numerose raccolte, con duecento antichi oggetti e documenti, con tante notizie sulla storia del paese e della sua gente. Quando ci siamo resi conto di quale e quanto fosse il materiale raccolto, abbiamo considerato che una mostra, per quanto bella e ben organizzata fosse e a lungo durasse, avrebbe avuto comunque un termine.  

Abbiamo pensato allora ad un libro, a questo libro, che raccogliesse alcune delle fotografie, dei disegni, dei documenti esposti e parlasse di come erano Occhieppo Superiore ed i suoi abitanti tanti anni fa, quando gli archi in mattone e le colonne in pietra, ritratti in copertina definivano il luogo detto Sut l'ala, nella piazza della Parrocchia, dove gli occhieppesi, quando pioveva, si rifugiavano a parlare.
       Dalle parole ai fatti: con opera di convincimento e talvolta con una leggera .., pressione, abbiamo trovato gli autori dei testi.
       Ogni brano approfondisce un aspetto della storia di Occhieppo e saremo ben lieti di raccogliere dal lettore altre notizie o precisazioni sull' argomento. Spero che lo stesso lettore ci perdonerà gli eventuali errori, le inevitabili sviste e un po' di confusione, generati dalle difficoltà che abbiamo incontrato: dal coordinamento degli scritti di venti autori diversi alla ricerca della grafia per la trascrizione del dialetto; dalla correzione delle bozze alla raccolta di materiale iconografico per le pagine a colori; dalla scelta tra le fotografie raccolte, ordinate per soggetto, data e autore, alla stesura dei testi di collegamento tra le stesse.

Alcuni di noi infine - ed io tra questi - non sono nativi di Occhieppo Superiore. Avendo trascorso altrove fanciullezza e gioventù, non avevamo il paese nel sangue: ce ne siamo lasciati conquistare un po' alla volta, acquisendone lentamente conoscenza.
       Facendo pertanto affidamento sulla comprensione di chi legge, presento brevemen­te gli autori ed i loro scritti, seguendo lo stesso ordine in cui appaiono nel testo.

Un libro come il nostro necessitava di una ricerca storica sulle vicende del nostro paese. Tutti erano d'accordo, ma nessuno aveva la possibilità di affrontare un simile Impegno.
       Come manna dal cielo, o come cacio sui maccheroni, sono venute la tesi di laurea di Luca Savina, Ricerche storico-giuridiche su Occhieppo Superiore, e la sua autoriz­zazione a pubblicarne la prima parte. Giorgio Mosca ne ha scelti i pezzi più significativi ed ha curato la stesura di un regesto storico-cronologico, per collocare Occhieppo e la sua storia all'interno di quella italiana ed europea.
       Purtroppo la ricerca di Savina si ferma alla fine del '700. Poi, su Occhieppo, il buio della storia ufficiale che cercheremo di illuminare negli anni futuri. Per fortuna i racconti, le fotografie, le vicende narrate in questo libro hanno messo in luce, per il periodo mancante, la storia ufficiosa del nostro paese, non molto organica, ma certamente molto significativa.

Oclepo - Ogieppo - Chieppo di Sopera - Gepo di Sopra - Isiepi di Sopra - Ochiepo - Chippa di Sopra - Chiepra - Haut Ochiepo: il nostro è stato davvero un paese proteiforme, con un nome diverso per ogni mappa che lo cita, dal 1562 all'inizio del 1700. Probabilmente non l'avremmo saputo se Claudio Oddone collezionista di antiche mappe, nonché cultore di vecchi ponti e ciminiere ed ora "tutore" dell'integrità e della conservazione architettonica di Occhieppo Superiore, non avesse scritto l'articolo "Occhieppo Superiore nelle antiche rappresentazioni cartografiche", che pubblichiamo in questo libro.
         Leggendolo, si comprende l'importanza che ebbe nell'antichità il nostro paese, segnato sulle mappe del territorio biellese insieme a pochi altri, come Biella, Masserano, Candelo, Andorno, Ponderano, Cerrione. Siamo tra i pochi, insomma, che tra gli oltre 80 comuni del Biellese possano vantare una sì antica nobiltà. E ci fa piacere scoprirlo.

Gli occhieppesi erano burloni, talvolta un po' matti, sempre pronti a divertirsi. Ma quando facevano sul serio, non scherzavano. Quasi quattrocento anni fa, e non son pochi, si erano dati alcune regole di vita che nel linguaggio secentesco suonavano così: "Ordini et Statuti della Comunità et huomini di Uchieppo Supperiore fatti dell'anno 1608 li nove di marzo".
        Erano capitoli di regole discusse e approvate all'unanimità dai capifamiglia del paese, chiamati con il suono della campana e convocati in adunanza plenaria sotto "il coperto della casa del comune". Non erano regole generiche ma molto precise e specifiche relative ai campi, alle strade, alle rogge, alle attività artigianali ed agricole, ai mestieri, alla vita sociale di un paese che allora contava circa cinquecento abitanti.
        Don Virgilio Crovella, sui "Quaderni di cultura biellese" del 1976, ha scritto un breve commento su questi Statuti che presto ritorneranno nell'archivio storico del Comune di Occhieppo Superiore. Pubblichiamo il commento di Don Crovella, i titoli degli Statuti e l'elenco dei capifamiglia, rimandando al citato Quaderno per una lettura più completa.

Occhieppo Superiore ha coltivato nei secoli una particolare inclinazione all' attività produttiva industriale ed artigianale. Le origini della sua popolazione, come in ogni paese del Biellese, erano agricole. Ciascun contadino occhieppese all'inizio dell' 800 ­scrive Guido Garlanda ne Il Biellese di 150 anni fa e nei secoli pubblicato nel 1971 ­possedeva casetta, campicello e mucca.
        Ma l'agricoltura manteneva in quel periodo un quinto della popolazione, che era di 1500 anime, e "doveva provvedersi il rimanente col commercio, l'esercizio delle arti meccaniche, il lavoro nelle fabbriche di panni".
        L'industria quindi fu insieme un'inclinazione e una necessità per sfamare tutti e per limitare il numero di emigranti. Nel lento passaggio dall'agricoltura all'industria, gli occhieppesi, gente parca e laboriosa, hanno portato nella fabbrica le stesse virtù contadine: onestà, precisione, voglia di lavorare. E gli imprenditori l'hanno capito e non si sono lasciati scappare l'occasione di installare ad Occhieppo Superiore le loro aziende.
        La storia dell' industria occhieppese, così ricca di vicende e di cambiamenti, è stata scritta da Cesare Pozzo che si è avvalso di una buona bibliografia sull' argomento ed in particolare della tesi di laurea di Federico Finotto L'industria tessile biellese nella valle dell'Elvo.
       
Nel 1848 a Pinerolo sorse la prima Società Operaia di Mutuo Soccorso maschile piemontese. A neppure vent'anni di distanza, nel 1867, Occhieppo Superiore aveva costituita la sua, detta "La Fratellanza".
        La coscienza sociale ed il senso di solidarietà degli operai occhieppesi erano ben radicati, come la partecipazione della borghesia illuminata alla nascita e all' attività della Società. Oliviero Girardi ha curato una ricerca sulla Fratellanza operaia occhieppese maschile e femminile, sui suoi regolamenti, sulle bandiere.

 

Dello stesso autore una ricerca sulle Confraternite di Occhieppo Superiore, tratta dalla" Storia della Chiesa Biellese" di Don Lebole. Queste associazioni, dedite alla carità ed al culto furono una presenza significativa nel nostro paese, dal 1500 alla fine del 1800.
       Non è un caso che Oliviero abbia scelto questi due argomenti, idealmente collegati tra loro e che, consegnandomi le due ricerche, le abbia accompagnate con queste parole che esprimono il filo conduttore che le lega: "..... il bisogno di aggregazione dell'uomo, la solidarietà che nasce dove esiste una comunità, in tutte le epoche storiche, pur nel variare delle condizioni socio-economiche. Importante è far vivere le comunità di uomini, ed evitare, come troppo spesso succede oggi, che l'utilità individuale prevarichi l'utilità sociale e che una parvenza di ricchezza dei singoli non diventi una povertà di tutti e anche dell'anima".
       Il nostro paese possiede una villa settecentesca di pregio ma, credo, non ne è del tutto conscio. Per questo abbiamo proposto a Gabriella Sasso, che l'ha studiata a fondo e che con una tesi su Villa Mossa si è laureata, di illustrarla in questo libro.
       Abbiamo fatto di più, spingendo perché la Mostra iconografica su Occhieppo Superiore fosse accolta nel maggior numero possibile di locali di questa villa, cercando un itinerario ideale, attorno alla spaziosa corte, per farla conoscere meglio agli occhieppesi.
        Dalla scuderia delle carrozze agli alloggi di famiglia Mossa; dalla stalla dei cavalli, ora biblioteca, alla sala della musica e al cortile, abbiamo cercato di legare idealmente la storia di un paese a quella di una villa padronale, ora al servizio della comunità.


"La Ca 'd Sormàn a i è pü". Pare una piccola notizia di paese, un' altra vecchia casa che se ne va. Per Nestore Pozzo non fu così. Gli strapparono una parte della memoria, della vista in fondo all' orto, del cuore.
        E reagì energicamente, passionalmente, ma nel suo stile, senza fare male a nessuno, semplicemente scrivendo queste pagine e stampando alcune incisioni della casa com' era e di una mano che la schiacciava e se la portava via.
        Di origine veneta, ma di solida fede occhieppese, Enzo Bertarelli un giorno ci chiese se sapevamo che Occhieppo Superiore aveva donato nel 1700 una cappella al Sacro Monte di Oropa. Nessuno ne sapeva nulla, neppure il parroco.
        La cappella esiste, è detta della Visitazione, è una bella e semplice costruzione ottagonale, ma il paese l'aveva dimenticata. E dire che gli occhieppesi, nostri antenati del '700, avevano fatto grossi sacrifici per questo dono ad Oropa.
        Quale migliore occasione per ricostruirne la storia su questo libro?
 

Le campane hanno avuto per molti secoli una profonda influenza sulla vita degli abitanti del nostro paese. Con il loro suono hanno accompagnato ciascuno dalla nascita alla morte, l'hanno informato, chiamato, allertato, rallegrato.
       Quando i "media" erano rappresentati dal messaggero a cavallo o dalla chiacchie­rata tra le comari, le campane erano le più veloci, quasi un telegrafo senza fili che attraversava le campagne ove la gente era al lavoro e che trasmetteva il suo messaggio di paese in paese. Non sempre il messaggio era piacevole. Ciò nonostante il suono delle campane restava per tutti un suono familiare che cadenzava la giornata e che esplodeva nelle feste.
        Oggi, pare, desideriamo o subiamo altri tipi di suoni e di emozioni. Per cui, sembra incredibile, ci sono petizioni e firme per abolire il suono delle campane. A ciò s'aggiunge che sono spariti quasi tutti i campanari, costano troppo, quelli di cui Teresio Gamaccio parla nell'articolo, "Il regolamento del campanaro di Occhieppo Superiore del 1691".
       Siamo lieti di avere una collaborazione qualificata e professionale da parte di chi conosce la storia e gli archivi.


"Ti va bene così o la vuoi più in punta di forchetta?": scritta autografa di Alessandro Gunella che mi sono trovato di fianco al titolo della sua breve ricerca sulla meridiana della Parrocchiale di Occhieppo Superiore.
        Questo nostro libro non è in "punta di forchetta", anzi è volutamente semplice nel linguaggio per cercare la comprensione e non dotte dissertazioni. Quindi lo scritto di Gunella va bene così; un po' meno la suddetta meridiana, che, come leggerete, è quasi sparita. Potrebbe essere recuperata e sarebbe uno dei risultati positivi di questo libro.
        Ho una conoscenza e un' amicizia più che trentennale con Leonardo Gianinetto che ho incontrato facendo sci-alpinismo al CAI e con il quale ho vissuto un'avventura in montagna che avrebbe potuto concludersi male.
        Poi ognuno di noi ha percorso la sua strada nella vita. Lui, memore di quell' avven­tura, divenne un esperto di soccorso alpino, particolarmente per le valanghe. Fondò in seguito la Consociazione Amici dei Sentieri del Biellese e dedicò le sue energie alla valorizzazione dei sentieri, continuando idealmente il lavoro iniziato da mio papà.


Gli ho chiesto se avrebbe descritto per questo libro un sentiero nel territorio di Occhieppo Superiore, fino alla Muanda. In realtà lui ha preferito un itinerario meno scosceso, una passeggiata da Occhieppo Inferiore alla cappella di Santa Barbara.
        Cesare Pozzo ha provveduto a completarlo fino alle più alte baite di Occhieppo, sotto il Mucrone.
        Occhieppo Superiore, paese di "bassa valle", ha la fortuna di arrivare con il proprio territorio fino alla montagna, incuneandosi tra i comuni di Pollone e di Sordevolo che lo stringono all'altezza di Verdobbio sin quasi a soffocarlo.
         Ripreso fiato, il territorio del nostro paese raggiunge la cima della Muanda con una striscia lunga e stretta di pascoli montani e una decina di cascine. Vivono così, nel nostro comune, pochi margari con le loro mandrie.
         Vorremmo in questo libro ricordare anche loro e le loro baite.           Lo facciamo attraverso uno scritto di Nestore Pozzo, Nini per gli amici di Occhieppo, tratto dal suo "Quattro passi nella valle dell'Elvo".  


Quando proposi a Mariella Pautasso, che conobbi insegnante di lettere di mio figlio a Pollone poi collaboratrice della Fondazione Sella nella ricerca sull'emigrazione biellese, di scrivere qualcosa per questo libro, temevo di ricevere risposta negativa conoscendo i suoi impegni. Il no arrivò solo per il soggetto da me proposto, la storia di Occhieppo ricostruita da antiche fonti e documenti.
        Mi propose invece di intervistare alcune persone per raccogliere testimonianze dirette sulla storia del paese e dei suoi abitanti. Idea accettata, che si è sviluppata attraverso l'incontro cordiale con occhieppesi ed immigrati che Mario Pasqualle ha presentato: con essi Mariella ha stabilito un bel rapporto che, in qualche caso, è andato oltre le mere esigenze di questo suo lavoro.
        A noi fa piacere pubblicare le interessanti, genuine testimonianze delle persone che ha incontrato e, se lei accetta, considerarla nostra "compaesana" onoraria.
        Chi avrebbe mai detto che un quarto dei nomi di battesimo degli occhieppesi, nella prima metà di questo secolo, uscisse totalmente da quelli canonici dei santi, spaziando liberamente dalla mitologia alla letteratura?
         Forse nessuno, tranne Massimo Olivetti, occhieppese di famiglia e d'estate, torinese per il resto dell' anno, che ha voluto verificare i registri di battesimo parrocchiali messi a disposizione da Don Egidio. Abbiamo passato insieme un simpatico pomeriggio: Massimo decifrava la scrittura amanuense, non sempre comprensibile, degli atti batte­simali e setacciava i nomi curiosi, io annotavo e calcolavo le percentuali.
         Il risultato della ricerca è" Due passi tra gli Dei", leggero capitolo di questo libro,ove la mitologia e la vita quotidiana si mescolano fantasiosamente.  


Nonna Margherita fu per Daniela Sandigliano Sobbia una nonna vera, di quelle che affascinano i nipoti con i loro ricordi e i loro racconti. Non racconti qualsiasi, letti su qualche libretto per bambini, o mutuati dalla TV.
       Racconti veri, vita vissuta, ricordi importanti, soprattutto per i bambini. La memoria si fa vita, i personaggi sono scolpiti, il mondo della nonna lentamente entra in quello della nipotina che, ora, ricorda e scrive.
       E' l'unica maniera per tramandare i ricordi, per non dimenticare. A noi fa piacere averli fissati in questo libro, unitamente ai ricordi della seconda guerra, raccontata da mamma Gilda.  


Nell' 800, quasi ogni famiglia di Occhieppo Superiore aveva il suo stranòm, in italiano stranome o soprannome, che derivava da quello affibbiato al capo stipite, con impertinente riferimento ai suoi caratteri fisici, alla mentalità, alla professione.
       Quando la famiglia si allargava, per motivi pratici di distinzione tra i vari rami che portavano lo stesso cognome, si usavano nuovi stranòm, dati singolarmente ad alcuni dei suoi componenti, sempre con lo stesso spirito ironico, che, sappiamo, non difettava di certo ai nostri compaesani. L'impiego degli stranomi è continuato fino ai nostri giorni, tantochè molti occhieppesi ancor oggi conoscono lo stranome di una persona e non si ricordano del suo cognome. Anche alcune famiglie di immigrati hanno il loro stranòm.        
        Abbiamo avuto qualche dubbio nel pubblicare l'elenco degli stranòm che abbiamo raccolto, perché non tutti sono, non dico gentili, ma quanto meno educati.
        Conoscendo però lo spirito mordace degli occhieppesi, la loro propensione a fare e ad accettare lo scherzo, abbiamo pensato che, così come i loro avi avevano accettato il soprannome con spirito, altrettanto faranno i loro discendenti.


"Le vècie novità di Cèp Sora ": questa curiosa canzone in dialetto, cantabile sull' aria del Boccaccio, scritta dall' occhieppese Filelfo Tua che troppo presto pose fine alla sua vita, mi ha incuriosito per la sua contraddizione in termini.
         Ho cercato di capire perchè fu scritta e perchè tre personaggi così diversi tra loro, come il tram, l'acqua e il giardiniere, si ritrovino insieme in un'unica canzone.
         Ho capito che, ancora una volta, gli occhieppesi, di fronte a sogni che non si realizzano, non si limitano a brontolare, ma si prendono bonariamente in giro. Con un po' di ironia e un po' di pazienza, nella vita si può sempre tirare avanti. E leggerete il perchè.


           Avevo pregato Giacinto Pozzo di riportare le vecchie espressioni dialettali usate ad Occhieppo, da lui imparate tanti anni fa dall'amico Pietro Zegna (Pier).
           Il tempo passava, ma Giacinto non era pronto. Gratta, gratta, compresi il perchè: a suo parere alcune espressioni potevano apparire un po' ... pesanti. Lo pregai di scrivere ugualmente quelle meno scioccanti, ma niente da fare.
           Dobbiamo accontentarci delle frasi che hanno passato la sua censura. Delle incriminate, ne sono sfuggite due: Va' de via 'l gnau e A te 'n piànt le baie, che Giacinto ha delicatamente tradotto "Va al diavolo" e "Sei un buono a nulla".
           Aperto il varco, qualche altra frase non proprio ortodossa è stata aggiunta da chi ha integrato l'iniziale raccolta.
          Chiude il volume, infine, una rassegna di personaggi, benefattori, parroci e sindaci di Occhieppo Superiore.

                                                    Gian Paolo Chiorino

 

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