Le Società di Mutuo Soccorso

 

Oliviero Girardi

       Ci sono valori universali che, immutabili, accompagnano l'uomo nella sua storia. La solidarietà è uno di questi valori ed è il filo conduttore delle mie ricerche sulle Confraternite e sulle Società Operaie di Mutuo Soccorso del nostro Paese.
      Occhieppo Superiore ha lasciato segni importanti del proprio passato: è stato tra le prime comunità biellesi a dotarsi di Statuti ed ha saputo esprimere interessanti associa­zioni di cittadini rapportate ai bisogni delle varie epoche, come appunto le Confraternite (dal XVI sec.) e le Società Operaie di Mutuo Soccorso (dalla seconda metà dell'800), conseguenza, queste ultime, di una fiorente attività industriale.
      La valorizzazione del proprio passato, delle proprie radici, delle proprie tradizioni, anche attraverso la conoscenza delle forme di aggregazione sociale, deve essere un ricco patrimonio di civiltà che può permettere alla nostra comunità, oggi in una società più dinamica ma più insicura, di esprimere rispetto ed accoglienza. Traendo insegnamento dal passato, dobbiamo attingere anche per il futuro da quella linfa vitale ed indispensa­bile che è la solidarietà: è con questo spirito che ho collaborato alla stesura di questo libro.

Anno 1930 - Cerimonia ad Occhieppo  Superiore. Oltre al gonfalone comunale, sono esposte le bandiere delle Società Maschile e Femminile di Mutuo Soccorso.

Le condizioni di vita dei lavoratori piemontesi, a metà Ottocento, erano assai dure, e i livelli salariali non consentivano quasi mai margini di risparmio da accantonare in previsione di malattie, disoccupa­zione e vecchiaia. I salari giornalieri degli operai tessili raggiungevano raramente la lira e mezza; nello stesso settore, il più diffuso, le donne percepivano da 50 a 60 centesimi, i bambini 30-40 centesimi, vale a dire l'equivalente di un chilo di pane nero per 12 - 14 ore di lavoro. Meglio pagati erano gli operai specializzati e nel periodo estivo i muratori.
       I salari erano corrisposti solo per i giorni di lavoro effettivo; si lavorava an­che il sabato ma di solito non nelle festività religiose e civili, che erano, complessivamente, numerose. Le giornate lavorative annue risultavano così mediamente 290 ­300, molte meno nelle filande di seta e nelle altre attività stagionali.
       Anche lavorando tutto l'anno, donne e bambini non riuscivano a raggranellare il necessario per sopravvivere e, tuttavia, il loro lavoro era indispensabile per integrare il bilancio familiare a livelli di mera sussistenza. In una situazione di piena occupazione un operaio adulto scapolo riusciva a far fronte alle spese quotidiane e forse anche a risparmiare qualche cosa; sopravviveva, se pure a livelli di consumo più bassi, una famiglia in cui tutti o quasi i componenti erano attivi, ma un operaio, con il suo solo lavoro, non poteva provvedere al mantenimento della moglie e dei figli e, se questi non lavoravano, la famiglia era costretta a ricorrere alla carità pubblica o privata. Poiché i salari non consentivano risparmi se non agli uomìni soli, le famiglie in cui il padre si ammalava o perdeva il lavoro piombavano nella miserIa.
       I salari agricoli erano ancora più bassi di quelli operai, anche se risultavano integrati da corrispettivi in natura.
       Sarti, calzolai, venditori ambulanti, gestori di piccoli negozi, fittavoli, mezzadri, contadini, proprietari di modestissimi appezzamenti, vivevano forse un po' meglio, ma neppure essi erano in grado di affrontare il rischio di lunghi periodi di malattia.
        E' soprattutto per far fronte a queste situazioni umilianti e talora drammatiche che sorsero in Piemonte dopo il 1848 le Società di Mutuo Soccorso, tese a sostituire la beneficenza con la previdenza autogestita. Prima di allora la legislazione non lo consentiva: nel 1844 erano state sciolte le corporazioni e la legge vietava la costituzione di qualsiasi tipo di associazione di lavoratori.

Il testo completo del capitolo  "Le Società di Mutuo Soccorso" si trova da pag.97 a pag.101 del volume unico "Sut l'ala".

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