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Scrive
P. G. Tamaroglio, nell'introduzione al suo libro "Stranòm - I
biellesi si chiamano così", che raccoglie gli stranomi, o
soprannomi, dati agli abitanti dei comuni e delle frazioni biellesi:
Il lapidario "Castigat ridendo mores"
trova forse la sua migliore realizzazione,fra le varie manifestazioni
folkloristiche, nella applicazione tipicamente popolare degli
"Stranomi" .
Sicuramente antichissimo il
"costume" di appioppare agli abitanti di paesi, di borgate, di
semplici gruppi di case, soprannomi che, per un verso o per l'altro, si
riferiscono a caratteristiche fisiche, alla mentalità delle persone,
alle antiche usanze o, più semplicemente, alle professioni esercitate,
o li paragona a specie animali, scaturisce da una vis comica
squisitamente genuina e spontanea, il più delle volte sorretta da una
fine ed impertinente ironia.
Gli "stranomi" chiaramente non
costituiscono una scelta dei "destinatari", i quali ne vengono
gratificati dai loro diretti interlocutori, compaesani per le frazioni,
confinanti per i paesi, amici, collaboratori, gente in un qualunque
rapporto sociale per tutti quanti.
Non credo che l'invenzione di uno
"stranome" possa essere ricondotta in un qualche modo a
malanimo o ad astiosità, anche quando lo stesso è dispregiativo
e,frequentemente, decisamente pesante.
Malanimo ed astiosità no, ma un pizzico di
cattiveria... perché no?
Beninteso esclusivamente per l'onore del proprio campanile.
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