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Nonna
Margherita Caneparo, classe 1886, era una gran bella donna: occhi
smeraldini sotto i capelli corvini folti ed ondulati, figura snella di
cui andava orgogliosa.
Caratteristica questa che lei e la sorella
Benedetta, autoridottasi a "Detta", anche nella biancheria del
corredo usavano con un'apertura mentale inusuale per i tempi.
Nonna Margherita era però nata per la famiglia
ed in essa si realizzò, mentre zia Detta era una vera
"libertina" e della sua vita parlava senza falsi pudori.
Diceva: "Avevo la nonna in casa, solo io
avevo deciso di non sposare, ma nello stesso tempo di non divenire una
zitella inacidita. Bisognava lavorare duro, a Ca dai Vigna (ora
Maggia), eppure volevo ed ho sempre tenuto un brandello di vita tutto
mio. A Galfione, la ciuenda ne sa qualcosa, ma non facciamo nomi,
non sta bene.
Poi avevamo i cugini ricchi a Milano,
proprietari del Grand Hotel Terminus, che mi invitavano sempre. Lì
conobbi Tonio, un celebre giornalista, che rivedevo ogni anno per un
mesetto, anche quando eravamo già vecchi".
Sorrideva, zia Detta, ormai con i capelli
ricciuti bianchissimi, ma sempre profumata e linda.
Gli ultimi anni, prima che morisse, mi faceva
pena. Giocava tra le pareti a specchio e chiamava: "Detta, Detta,
dove ti sei nascosta?", mentre io ero alle sue spalle.
"Quando
lui se ne è andato, io non sono tornata più a Milano e sono diventata
vecchia anch'io".
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